Alitalia è l’ultima carta di Tommaso Padoa-Schioppa

Un sussulto liberista su Alitalia per salvare il biennio da ministro dell’Economia e manovrare per garantirsi un incarico europeo di prestigio. Così Tommaso Padoa-Schioppa prepara il proprio futuro, restituendo un po’ di blasone all’immagine di tecnico liberale e allontanando la prospettiva di una pensione anticipata. Dopo aver ceduto molto all’estrema sinistra e ai sindacati durante il periodo al governo, ieri in Consiglio dei ministri TPS ha fatto la voce grossa, minacciando esplicitamente il commissariamento di Alitalia. Ma intanto Silvio Berlusconi rilancia con forza l'idea della cordata nazionale con Air One, "la cui regia nell'operazione considero indispensabile. Tale operazione sarà sostenuta dall'aiuto di una cordata di banche, tra le quali potrebbe esservi Banca Intesa, il cui cda dovrebbe decidere domani, e di altri imprenditori, tra i quali vi potrebbero essere anche i miei figli".
20 MAR 08
Ultimo aggiornamento: 12:00 | 21 AGO 20
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Bruxelles. Un sussulto liberista su Alitalia per salvare il biennio da ministro dell’Economia e manovrare per garantirsi un incarico europeo di prestigio. Così Tommaso Padoa-Schioppa prepara il proprio futuro, restituendo un po’ di blasone all’immagine di tecnico liberale e allontanando la prospettiva di una pensione anticipata. Dopo aver ceduto molto all’estrema sinistra e ai sindacati durante il periodo al governo, ieri in Consiglio dei ministri TPS ha fatto la voce grossa, minacciando esplicitamente il commissariamento di Alitalia. Se i sindacati non daranno il loro assenso al piano industriale presentato da Air France-Klm, compresi i 2.100 esuberi, non resterà altra soluzione che il fallimento. “L’accordo è a rischio, ma sono ancora fiducioso”, ha fatto sapere il presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, prima di incontrare i vertici di Alitalia. “Non conosco alcun caso in cui un’azienda del settore in difficoltà sia potuta ripartire senza il sostegno e l’adesione dei suoi dipendenti”, ha detto ancora Spinetta dopo aver visto TPS: “Per me è fondamentale. Se venisse a mancare” il consenso dei sindacati, “sarà molto difficile impegnarsi in un’azione economicamente difficilissima”. “C’è grandissima preoccupazione. E’ evidente che in questa situazione c’è il rischio che si vada al commissariamento o all’amministrazione straordinaria”, ha spiegato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti. In Consiglio dei ministri, “la discussione è stata vivace”, ha rivelato il ministro della Solidarietà, Paolo Ferrero, “dai toni molto accesi sulla modalità di gestione e sulla responsabilità che sono in capo a chi ha diretto la compagnia”. La strategia, TPS l’ha raccontata ieri al Corriere. Il ministro dell’Economia si sente come “il guidatore di un’ambulanza che sta correndo per portare il malato nell’unica clinica che si è dichiarata disponibile a accettarlo. Sto guidando più rapidamente che posso, ma poi non arrivo in tempo perché ci sono semafori che mi bloccano”. C’è il semaforo rosso dei sindacati, che hanno nuovamente posto come precondizione alla ripresa del confronto una correzione sostanziale del piano di Air-France-Klm. C’è il semaforo rosso di Fausto Bertinotti, che ritiene “la proposta inaccettabile”, perché il primo obiettivo deve essere “la difesa dell’occupazione”. C’è anche un semaforo giallo della Commissione europea, che ha chiesto la notifica dell’eventuale prestito ponte “per valutare se siano rispettate le condizioni di mercato”. Questa volta, però, TPS non intende togliere il piede dall’acceleratore. I sindacati sono stati convocati per questa mattina e Spinetta ha chiarito che i margini per possibili ritocchi sono solamente formali. Nel primo pomeriggio il titolo Alitalia è stato sospeso per eccesso di rialzo. TPS è convinto di lasciare il palcoscenico italiano con il mantello liberista.
Ma Alitalia serve a TPS soprattutto in Europa, dove aspira alla presidenza della Banca europea per gli investimenti (Bei). Il ministro ha preparato il terreno offrendo un grand bargain, un grande scambio, alla Germania. Secondo il Financial Times avrebbe pilotato la nomina del viceministro delle Finanze tedesco, Thomas Mirow, al vertice della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Berd), nonostante la sua scarsa esperienza con le economie dei paesi ex comunisti. TPS avrebbe provocato il “fait accompli”, nonostante le proteste dell’Ungheria e le richieste del presidente uscente della Berd, Jean Lemierre, di una selezione trasparente. Adesso “Berlino vede Padoa-Schioppa come un eccellente candidato per la presidenza della Bei”, come ha detto un responsabile tedesco. Non è la prima volta che TPS gioca contro il candidato giusto al posto giusto. Era già accaduto con la nomina del direttore del Fondo monetario internazionale, quando Mario Monti venne automaticamente escluso, perché TPS fece campagna a proprio vantaggio alla presidenza del comitato monetario, da cui verrà detronizzato non appena lasciato via XX settembre.